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INNO NAZIONALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
" Fratelli d' Italia "

conosciuto anche come "Inno di Mameli"





L'autore del testo è Goffredo MAMELI, nato a Genova nel 1827 e deceduto a Roma nel 1849.
Mameli prese parte alle manifestazioni popolari del 1847-1848 prima a Genova, poi in Lombardia, dove conobbe Giuseppe Mazzini e ne divenne seguace.
Tornato a Genova, raggiunse Giuseppe Garibaldi e con lui entrò a Roma nel 1849. Nominato suo aiutante, combattè al suo fianco al Gianicolo, dove il 3 giugno fu ferito. Morì il mese dopo. Scrisse "Fratelli d' Italia" nel 1847.
L' autore del brano musicale è Michele NOVARO, compositore, nato a Genova nel 1822 ed ivi deceduto nel 1885.
Il suo nome è legato soprattutto all'inno nazionale della Repubblica italiana, divenuto tale nel 1946.




Fratelli d'Italia
L'Italia s è desta;
Dell’elmo di Scipio
s è cinta la testa.
Dov' è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Chè schiava di Roma Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò. Sì!
Noi siamo da secoli Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo, Perché siam divisi.
Raccolgaci un' unica Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò. Sì!
Uniamoci, amiamoci;
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natìo;
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò. Sì!
Dall'Alpe a Sicilia
Dovunque è Legnano;
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d' ogni squilla
i Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò. Sì!
Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l'aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d Italia e il sangue Polacco
Bevè col Cosacco ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò. Sì!






" LA LEGGENDA DEL PIAVE "



Autore del testo e della musica: E.A. MARIO
E.A. MARIO è il nome d' arte del musicista e poeta Giovanni GAETA (Napoli 1884 - 1961).
Autodidatta, esordì attorno ai venti anni, conseguendo un clamoroso successo con la canzonetta "Cara mammà".
Legò il suo nome soprattutto a canzoni, in lingua e in dialetto, impregnate di romanticismo (Santa Lucia, Vipera, Balocchi e profumi), e più ancora alla Leggenda del Piave (1918), l' inno che celebrò la riscossa delle truppe italiane sul fronte veneto nella prima guerra mondiale.
Pubblicò anche volumi di versi e scrisse un' opera teatrale e libretti di alcune opere.




Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti
tacere bisognava andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l' onde.
Era presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
Ma in una notte trista si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciare il tetto;
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti,
s'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l' onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
E ritornò il nemico: per l'orgoglio e per fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti, combattevan l' onde.
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò: Indietro va, straniero!
Indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere
furon visti risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l' italico valore
le forche e l' armi dell' Impiccatore!
Sicure l' Alpi, libere le sponde
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul Patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri.



CANZONE DEL GRAPPA

Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sovra a te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende,
i fratelli che a guardia vi stan.
Contro a te già s'infranse il nemico,
che all'Italia tendeva lo sguardo,
non si passa in cotal baluardo
affidato agli italici cor.
Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che l'Italia ci fa ritornar.
Le tue cime fur sempre vietate
Per il piè dell'odiato straniero,
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.
Qual la candida neve che l' inverno
ti ricopre di splendido ammanto,
tu sei puro ed invitto col vanto
che il nemico non lasci passar.
Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che l'Italia ci fa ritornar.
O montagna, per noi tu sei sacra:
giù di lì scenderanno le schiere,
che irrompenti a spiegate Bandiere
l'invasore dovranno scacciar.
E i giorni del nostro servaggio
Che scontammo mordendo nel freno,
in un forte avvenire sereno
noi ben presto vedremo mutar.
Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che l'Italia ci fa ritornar.



IL TESTAMENTO DEL CAPITANO

Il capitan de la compagnia
e l’è ferito e sta per morir
e‘l manda a dire ai suoi alpini
perché lo vengano a ritrovar.
I suoi alpini ghe manda a dire
che non han scarpe per camminar
“O con le scarpe o senza scarpe
i miei alpini li voglio qua.”
Cosa comanda sior capitano,
che noi adesso semo arrivà?
“Io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglià.
Il primo pezzo alla mia Patria;
secondo pezzo al battaglion;
il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figliol.
I quarto pezzo alla mia bella,
che si ricordi del suo primo amor;l
’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior




AL COMANDO DEI NOSTRI UFFICIALI

Al comando dei nostri ufficiali
caricheremo cartucce a mitraglia
e se per caso il colpo si sbaglia
a baionetta l’assalto farem.
Lassù in montagna nel cuor delle Alpi,
venga il nemico se ha del coraggio,
e se qualcuno gli lascia il passaggio
noialtri alpini fermarlo saprem.
Dove più aspra sarà la battaglia
a corpo a corpo verremo alle mani,
combatteremo da prodi italiani
faremo onore al patrio valor.
O care mamme che tanto pregate,
non disperate pei vostri figlioli
che qui sull’Alpe non siamo mai soli
c’è tutta Italia che a fianco ci sta.




APRITE LE PORTE

Aprite le porte che passano, che passano,
aprite le porte che passano i baldi alpin!
freschi e bei, senza schei, bei putei
E come la marcia ben la banda, la banda
e come la marcia ben le banda dei alpin!



BERSAGLIERE HA CENTO PENNE

Bersagliere ha cento penne
ma l’alpin ne ha una sola
un pò più lunga un pò più corta
sol l’alpin la può portare...
un pò più lunga un pò più corta
sol l’alpin la può portare...
Quando scende la notte bruna
tutti dormon nella pieve
ma con la faccia dentro la neve
sol l’alpin non può dormir...
ma con la faccia dentro la neve
sol l’alpin non può dormir...
Là sui monti vien giù la neve
la tormenta dell’inverno
ma se venisse anche l’inferno
sol l’alpin riman lassù...
ma se venisse anche l’inferno
sol l’alpin riman lassù...
Se dall’alto di rupo cade
confortate i vostri cuori
perchè se cade i mezzo ai fiori
non gli importa di morir
perchè se cade i mezzo ai fiori
non gli importa di morir




BOMBARDANO CORTINA

Bombardano Cortina! ... Oilà
dicon che gettan fiori! ... Oilà
tedeschi traditori
è giunta l'ora, subito fora,
subito fora dovete andar.
E proseguendo poi! ... Oilà
per valle Costeana! ... Oilà
giunti sulla Tofana
su quella vetta,
la baionetta,la baionetta scintillerà.
Non mancherà poi tanto! ... Oilà
che anche il Lagazuoi! ... Oilà
conquisteremo noi
quando l'artiglieria
Sasso di Stria,
Sasso di Stria battuto avrà.
Son prese le "Tre Dita"! ... Oilà
il "Masarè" è già nostro! ... Oilàl
'Aquila ha perso il ròstro
e già s'invola spennata e sola
,spennata e sola la sul Caval.
Fatta è la galleria! ... Oilà
è pronta la gran mina! ... Oilà
e una bella mattina
anche Gigetto col Castelletto,
col Castelletto in aria andò.
Giunti sul Canalone! ... Oilà
schierati i suoi soldati! ... Oilà
tiri ben aggiustati
la pasta asciutta vi fece tutta,
vi fece tutta lasciare lì.
Per Valle Travenanzes! ... Oilà
e Strada Dolomiti! ... Oilà
v'inseguiremo arditi;
e voi scappate finchè arrivate,
finchè arrivate dal vostro Re.





DI LA' DEL PIAVE

Di qua, di là del Piave
ci sta un'osterìa,
di qua, di là del Piave
ci sta un'osterìa.
là c'è da bere e da mangiare
ed un buon letto da riposar.
Di qua, di là dal ponte
ci sta una bella mora,
tutte le sere resta sola,
la resta sola a far l'amor.
E dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto,
e dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto:
- Oh, dimmi o bella, se vuoi venire,
questa è l'ora d'andar dormire.
- Mi sì ghe vegneria
per una volta sola,
mi sì ghe vegneria
per una volta sola,
solo vi prego lasciarmi stare,
che son figlia da maridar.
- S'eri da maridare
dovevi dirlo prima,
s'eri da maridare
dovevi dirlo prima,
sei sempre stata coi vecchi alpini,
non sei più figlia da maridar.
E dopo nove mesi
è nato un bel bambino,
non beve il latte ma ciuccia il vino,
perchè figlio del vecchio alpin.





DOVE SEI STATO MIO BELL' ALPINO

La Celestina in cameretta,
che ricama rose e fiori.
Vieni da basso o Celestina,
ch’è rivà il tuo primo amore.
Sì l’è rivato ier di sera,
e con la corsa del vapore.
Se l’è venuto lassè ch’el vegna,
mi son pronta a far’ l’amore.
Dove sei stato o bell’alpino,
che ti gà cambià colore?
L’è stata l’aria, de l’Ortigara
che mi gà cambià colore.
Sul Montenero c’è una tormenta
che mi gà cambià colore.
Là sul Pasubio c’è un barilotto
che mi gà cambià colore.
Sul Monte Grappa c’è una bombarda
che mi gà cambià colore.
I tuoi colori ritorneranno
questa sera far l’amore.
A far l’amore ci vuoi vent’anni
e una ragazza e del buon vino.
Ed ho patito tanti dolori
su pei monti a guerreggiar
a i tuoi dolori ti passeranno
questa notte a far l’amor



ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA

Era una notte che pioveva
e che tirava un forte vento;i
mmaginatevi che grande tormento
per un Alpino che sta a vegliar!
A mezzanotte arriva il cambio
accompagnato dal capoposto:"
Oh sentinella torna al tuo posto
sotto la tenda a riposar!"
Quando fui stato ne la mia tenda
sentii un rumore giù per la valle,
sentivo l'acqua giù per le spalle,
sentivo i sassi a rotolar.
Mentre dormivo sotto la tenda
sognavo d'esser con la mia bella
e invece ero di sentinella
a far la guardia allo stranier.








GRAN DIO DEL CIELO

O Dio del cielo,se fossi una rondinella,
O Dio del cielo,se fossi una rondinella,
vorrei volare,vorrei volare vorrei volare
in braccio alla mia bella.
Prendi quel secchio e portalo alla fontana,
là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore
là c'è il tuo amore
che alla fontana aspetta.
Prendi il fucile e vattene alla frontiera,
prendi il fucile e vattene alla frontiera,
là c'è il nemicolà c'è il nemico là c'è il nemico
che alla frontiera aspetta



LA MONTANARA

La su per le montagne,fra boschi e valli d´or,
tra l´aspre rupi echeggia un cantico d´amor.
La su per le montagnefra boschi e valli d'or,
Tra l'aspre rupi echeggia un cantico d'amor."
La montanara, ohè!"si sente cantare,
cantiam la montanarae chi non la sa?
La montanara ohè si sente cantare.
Cantiam la montanarae chi non la sa.
Làssù sui monti dai rivi d´argento
una capanna cosparsa di fior.
Era la piccola dolce dimora di Soreghina,
la figlia del Sol,la figlia del Sol.




LA PASTORA

E lassù su la montagna,
gh’era su 'na pastorèla;
pascolava i suoi caprin su l'erba fresca e bela.
E di lì paissò un signore e 'l ghe dis:
« Oi pastorèla, varda ben che i tuoi caprin lupo non se li piglia ».
Salta for 'l lupo dal bosco,
co’ la faoia nera nera;
l'a magnà 'l più bei caprin che la pastora aveva.
Ed allor si mise a piangere
e piangeva tanto forte al veder suo bei caprin
che l'era andato a morte.




LA RIVISTA DELL’ARMAMENTO

E il cappello che noi portiamo,quello é l'ombrello ,di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E le giberne che noi portiamo,son porta cicche di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E lo zaino che noi portiamo,quello è l'armadio di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E la gavetta che noi portiamo,è la cucina , di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E la borraccia che noi portiamo,è la cantina di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E le scarpette che noi portiamo,son le barchette di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E il fucile che noi portiamo,è la difesa di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E le stellette che noi portiamo,son disciplina di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
La penna nera che noi portiamo,è la bandiera di noi Alpin.
Cara biondina capricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.
E il pistocco che noi portiamo,è il paga-debit di noi Alpin.
Cara biondinacapricciosa,garibaldina, trullallà;tu sei la stella di noi soldà.




LA TRADOTTA

La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,cimitero della gioventù.
Siam partiti siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue son morti tutti a San Donà.
A Nervesa a Nervesa c'è una croce,
mio fratello l'è disteso là,
io ci ho scritto su "Ninetto"che la Mamma lo ritroverà.
Cara suora cara suora son ferito,
a domani non ci arrivo più;
se non c'è qui la mia mamma,
un bel fiore me lo porti tu.



MONTE CANINO

Non ti ricordi quel mese d’Aprile,
quel lungo treno che andava al confine.
Che trasportavano migliaia degli alpini:
sù, sù correte: è l’ora di partir!
Che trasportavano migliaia degli alpini:
sù, sù correte: è l’ora di partir!
Dopo tre giorni di strada ferrata,
ed altri due di lungo cammino,
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar...
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar...
Se avete fame guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano.
Se avete sete la tazza alla mano
e ci rinfresca la neve ci sarà.
Se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà.
Non pù coperte lenzuola pulite.
Non più il sapore dei caldi tuoi baci.
Solo si sentono gli uccelli rapaci,
tra la tormenta e il rombo del cannon.
Solo si sentono gli uccelli rapaci,
tra la tormenta e il rombo del cannon.




MONTE CAURIOL

Tra le rocce, il vento e la neve
siam costretti la notte a vegliar
la notte a vegliar!
Il nemico,crudele e rabbioso,
lui tenta sempre il mio petto a colpir
mio petto a colpir!
Genitori, piangete, piangete,
se vostro figlio dovesse mancar
dovesse mancar!
Vostro figlio è morto da eroe,
sull'alte cime del monte Cauriol
del monte Cauriol!
Faremo fare un gran passaporto
o vivo o morto lui deve tornar
sul monte Cauriol!



MONTENERO

Spunta l'alba del sedici giugno,
comincia il fuoco l'artiglieria,
il Terzo Alpini è sulla viaMonte Nero a conquistar.
Il Terzo Alpini è sulla viaMontenero a conquistar.
Montenero, MonteneroTraditor della Patria mia
Ho lasciato la casa mia
Per venirti a conquistar.
E per venirti a conquistare
Abbiam perduti molti compagni,
tutti giovani sui vent’anni
La lor vita non torna più.
Arrivati a trenta metri dal costone trincerato,
con assalto disperato il nemico fu prigionier.
Monte Nero, Monte Nero traditor della Patria mia,
ho lasciato la casa mia per venirti a conquistar.
Per venirti a conquistare ho perduto tanti compagni,
tutti giovani sui vent'anni,
la sua vita non torna più.
Il Colonnello che piangeva a veder tanto macello:
fatti coraggio Alpino bello che l'onore sarà per te.




OH! CHE PENA, OHI! CHE DOLORE…!

Oh! che pena, oih! che dolore mi da il sifôl del vapore
Oh! che pena, oh! che dolore mi da il sifôl del vapore ...
L'è la partenza... sì del mio amore, chi sa quando ritornerà!...
L'è la partenza sì del mio amore chi sa quando ritornerà!...
Tornerò 'sta primavera con la sciabola insanguinata...
Ma se ti trovo... già maritata Oh! che pena, oih! che dolor...
Vo' pregar mattina e sera, fin che torna la primavera...
La primavera l'è già tornata, ma il mio amore non torna più...!
Ohi, che pena, ohi, che dolore brutta cosa fare all'amore,
starò piuttosto senza mangiare ma l'amore non voglio far.
Voglio farmi monachella, che nell'amore non ho fortuna,
prenderò la mia corona, giorno e notte, voglio pregar.




O BARCAROL DEL BRENTA

O barcarol del Brenta
prestame 'na barchetta
per andare in gondoleta
sulla riva del mar
per andare in gondoleta
sulla riva del mar.
Mi si che te la presto
basti che la ritorni
che la barca non si affondi
sulla riva del mar
che la barca non si affondi
sulla riva del mar.
La barca è ritornata
piena di rose e fiori
ci son dentro i cacciatori
del Sesto degli alpinci
son dentro i cacciatori



QUEL MAZZOLIN DI FIORI

Quel mazzolin di fiori
che vien dalla montagna
e bada ben che non si bagna
perché l'é da regalar.
Lo voglio regalare
perché l'è un bel mazzetto
lo voglio dare la mio moretto
questa sera quando vien.
Stasera quando viene
li fo una brutta cera
e perché sabato sera
non è venuto a me.
Non è venù da me
l'è andato da la Rosina
e perché mi son poverina
mi fa piangere e sospirà.
Mi fa piangere e sospirare
nel letto dei lamenti
o cosa mai dirà le genti
cosa mai diran di me.
Diran che son tradita
tradita nell'amore
e perché a me piange il core
e per sempre piangerà.



SALUTEREMO

Saluteremo il caporale comandante di ramazza 'n accidente che tè 'mazza! non lo vedrò mai più.
Son congeda, casa si va, tu matta sporca rimani qua a ramazzar! Saluteremo il sergentino comandante di squadretta brutta firma maledetta! non lo vedrò mai più.
Son congeda casa si va, tu matta sporca rimani qua a ramazzar! Saluteremo il maresciallo comandante di cucina acqua sporca la mattina... non lo vedrò mai più.
Son congeda casa si va, tu matta sporca rimani qua a ramazzar! Saluteremo il capitano comandante la compagnia non comanda a casa mia! non lo vedrò mai più.
Son congeda, casa si va, tu matta sporca rimani qua a ramazzar!




SIGNORE DELLE CIME

Dio del cielo Signore delle cime un nostro amico hai chiesto alla montagna
Ma ti preghiamo su nel paradiso lascialo andare per le Tue montagne
Santa Maria signora della neve copri col bianco soffice mantello
il nostro amico il nostro fratello Su nel paradiso lascialo andare
per le Tue montagne



SOLDATO IGNOTO

La gloria era un abisso,
che si stendeva dallo Stelvio al mare,
ma l'occhio ardente e fisso
non si distolse e si dovea passare.
E la chiodata scarpa che passava
tritò l'impervio Carso a roccia a roccia;
pigiò nel Piave sacro che arrossava sangue
nemico tratto a goccia a goccia!
Soldato ignoto,
e tu: perduto fra i meandri del destino!
mucchio senza piastrino,
eroe senza medaglia,
il nome tuo non esisteva più.
Finita la battaglia,
fu chiesto inutilmente:
nessun per te poteva dir :
presente!
Il Piave era una diga
file d'elmetti e siepi di fucili,
zappe e chitarre e tutti quanti in riga.
No, generale,
i fanti non son vili:
la Morte li afferrò tra le sue branche,
li strinse a mille nelle ossute braccia,
li rese irriconoscibili
fantasmine disperse fin l'ultima traccia.
Soldato ignoto,
e tu disperso tra i meandri del Destino!
Muto senza piastrino,
eroe senza medaglia,
il nome tuo non esisteva più.
Finita la battaglia
fu chiesto inutilmentema
tra i morti intetti ricercherò l'assente.
Il Carso era una prora,
prora d'Italia volta all'avvenire,
immersa nell'aurora,
con il motto in cima vincere o morire!
E intorno a quella prora si moriva,
mentre alla nave arrise la vittoria
e il nome di ogni fante che periva
passava all'albo bronzeo della storia!
Soldato ignoto,
e tu: ritorna dai meandri del destino!
brilla il tuo bel piastrino,
fregiato della palma:
tu sei l'eroe che non morrà mai più!
E solo la tua salma,
che volta ad oriente,
da Roma può rispondere:
presente!




TA PUM

Venti giorni sull’Ortigara senza il cambio per dismontàta
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
E domani si va all'assalto,soldatino non farti ammazzar,
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Quando poi si discende a valle battaglione non hai più soldà.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Nella valle c'è un cimitero,cimitero di noi soldà.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Cimitero di noi soldà forse un giorno ti vengo a trovà.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Ho lasciato la mamma mia,l'ho lasciata per fare il soldà.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Quando portano la pagnottail cecchino comincia a sparar.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...
Battaglione di tutti i Morti,noi giuriamo l'Italia salvar.
ta pum ta pum ta pum...ta pum ta pum ta pum...




VA L'ALPIN

Va l'alpin su l'alte cime passa
e vola lo sciator
dorme sempre sulle cime
sogna mamma e casolar.
Tra le rocce e tra i burroni
sempre lesto è il suo cammin
quando va per la montagna
pensa sempre al suo destin.
Pensa sempre al suo destino
c'è il ghiacciaio da passar:
mentre va col cuor tranquillo
la valanga può cascar.
Pensa alpin la tua casetta
che la rivedrai ancorla tua bella
che ti aspetta orgogliosa del tuo amor.




VALORE ALPINO (TRENTATRE')

Dai fidi tetti del villaggioi bravi alpini son partiti.
Mostran la forza ed il coraggio della lor salda gioventù.
Sono dell'Alpe i bei cadetti,nella robusta giovinezza:
dai loro baldi e forti petti spira un'indomita fierezza.
Oh valore alpin,difendi sempre la frontiera!
E là sul confin tien sempre alta la bandiera.
Sentinella all'ertaper il suol nostro italiano.
Dove amor sorride e più benigno irradia il sol.
Là, tra le selve ed i burroni,là, tra le nebbie fredde e il gelo,
piantan con forza i lor picconi,ed il cammin sembra più lieve.
Risplenda il sole, o scenda l'ora che reca in ciel l'oscurità
il bravo alpin vigila ognora,pronto a lanciare il "chi va là?"
Oh valore alpin,difendi sempre la frontiera!
E là sul confin tien sempre alta la bandiera.
Sentinella all'erta per il suol nostro italiano.
Dove amor sorride e più benigno irradia il sol.




VALSUGANA

Quando anderemo fòra, fòra per la Valsugana
e a ritrovar la mama, e veder come sta.
La mama la sta bene; il papà l'è amalato;
il mio bel partì soldatochi sa quando tornerà.
Tuti me dis che lu 'l se zerca zà n'altra morosa;
l'è 'na storia dolorosa che mi credere non so.
Mi non la credo, ma se 'l fussa propi, propi vera,
biondo o moro ancor stasera'n altro merlo troverò.




VINASSA, VINASSA

Là nella valle c'è un'osteria
l'è allegria, l'è allegria,
Là nella valle c'è un'osteria l
'è allegria di noi Alpin.
E se son pallida dei miei colori...
Là sopra i monti c'è un punto nerol'
è il cimitero, l'è il cimitero
Là sopra i monti c'è un punto nero
è il cimitero di noi Alpin.
E se son pallida dei miei colori...
Là in mezzo al mare c'è una biondina
l'è la rovina, l'è la rovina,
Là in mezzo al mare c'è una biondina
l'è la rovina di noi Alpin.
E se son pallida dei miei colori...
Là sul Cervino c'è una colonna
è la Madonna, è la Madonna
là sul Cervino c'è una colonna
è la Madonna di noi alpin!
E se son pallida dei miei colori...



LA PENNA NERA

Sul cappello, sul cappello che noi portiamo
c'è una lunga, c'è una lunga penna nera,
che a noi serve, che a noi serve di bandiera
su pei monti, su pei monti a guerreggiar.
Oilalà!

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
coglieremo, coglieremo stelle alpine,
per donarle, per donarle alle bambine
farle piangere, farle piangere e sospirar
Oilalà!

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
pianteremo, pianteremo l'accampamento,
brinderemo, brinderemo al reggimento,
viva il Corpo, viva il Corpo degli alpin!
Oilalà!

Evviva evviva il Reggimento
Evviva evviva il Sesto degli Alpin

Evviva evviva il Reggimento
Evviva evviva il Sesto degli Alpin

Farle piangere, farle piangere e sospirare
nel pensare, nel pensare ai begli alpini
che tra i ghiacci, che tra i ghiacci e gli scalini
van sui monti, van sui monti a guerreggiar.
Oilalà!




SUL PONTE DI BASSANO

Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche verdoline,
color non le ghe n'à.

Colori no ghe n'avemo
e gnanca non ghe'n serchemo,
ma un canto noi faremo
al ponte di Bassan.

Sul ponte di Bassano
là ci darem la mano,
noi ci darem la mano,
ed un bacin d'amor.

Per un bacin d'amore
successer tanti guai...
Non lo credevo mai,
doverti abbandonar.

Doverti abbandonare,
volerti tanto bene!
E' un giro di catene,
che m'incatena il cor!

Che m'incatena il core
sarà la mia morosa
a Maggio la va sposa
e mi vo fa el soldà.

E mi farò il soldato
nel mio reggimento.
Non partirò contento
se non t'avrò sposà.

Che m'incatena il core!
Che m'incatena a vita!
Ohimè che son tradita
per un bacin d'amor!







LA LICENZA

Trenta mesi che faccio il soldato
'na letterina mi vedo arrivar.

Sarà forse la mia morosa
che si trova sul letto ammalà!

A rapporto signor Capitano
se in licenza mi vuole mandà.

La licenza l'hai bell'è firmata
basta che torni da bravo soldà!

Glielo giuro signor Capitano
che mi ritorno da bravo soldà!

Quando arrivo vicino al paese
campane a morto sentivo sonar.

Quando fui vicino alla chiesa
un funerale vedevo passar!

Sarà forse la mia morosa
che ho lasciata sul letto ammalà.

Portantina che porti quel morto
per favore fermatevi un pò.

Se da viva non l'ho mai baciata
ora ch'è morta la voglio baciar.

L'ho baciata che l'era ancor calda
la sapeva di rose e di fior!




PASSA LA RONDA

Appena giunti sul Monte Grappa,
là si sentivano le cannonate.
I nostri alpini son lì che battono
battaglione per battaglion.

Passa la ronda dei veci alpin:
e la risponde "fiaschi de vin"!

Nella notte nera nera,
soffia il vento e la bufera!
soffia il vento e la bufera:
passa la ronda a vigilar
passa la ronda a vigilar.

Piano, piano, mio bell'alpino:
devi usare precauzione.
scendi abbasso nel burrone
che il nemico sta ad aspettar.

Spettiam, cantiam da baldi alpini,
un sol grido, un sol pensier:
prendi la mia borraccia, bevi nel mio bicchiere
insieme dobbiamo bere, insieme dobbiam morir!

Soffrir, morir, dovete voi nemici!
questa è l'ultima vostra ora:
dalle man dei veci alpini è difficile scappar!
dalle man dei veci alpini è difficile scappar!
è difficile scappar!




VECCHIO SCARPONE

Lassù in un ripostiglio polveroso,
Tra mille cose che non servon più,
Ho visto un poco logoro e deluso
Un caro amico della gioventù.
Qualche filo d'erba
Col fango disseccato
Tra i chiodi ancor pareva conservar.
Era uno scarpone militar.

Vecchio scarpone
Quanto tempo è passato
Quante illusioni
Fai rivivere tu
Quante canzoni
Sul tuo passo ho cantato
Che non scordo più

Sopra le dune
Del deserto infinito
Lungo le sponde
Accarezzate dal mar
Per giorni e notti
Insieme a te ho camminato
Senza riposar

Lassù tra le bianche cime
Di nevi eterne immacolate al sol
Cogliemmo le stelle alpine
Per farne dono ad un lontano amor

Vecchio scarpone
Come un tempo lontano
In mezzo al fango
Con la pioggia o col sol
Forse sapresti
Se volesse il destino
Camminare ancor.

Vecchio scarpone
Quanto tempo è passato
Quante illusioni
Fai rivivere tu
Quante canzoni
Sul tuo passo ho cantato
Che non scordo più

Lassù tra le bianche cime
Di nevi eterne immacolate al sol
Cogliemmo le stelle alpine
Per farne dono ad un lontano amor

Vecchio scarpone
Come un tempo lontano
In mezzo al fango
Con la pioggia o col sol
Forse sapresti
Se volesse il destino
Camminare ancor.

Vecchio scarpone
Fai rivivere tu
La mia gioventù.




CAMPANE DI MONTENEVOSO

Dietro i monti e i valichi
tramonta il sole d'or
mentre suona il vespro lontano.
Mormora ogni labbro
la preghiera del Signor;
quanta neve e quanto gelo in cuor!

Campane di Monte Nevoso
Che suonate nel vespro divin
Quel suono in un giorno radioso
Salutò cento giovani alpin.

Lasciarono il bianco paesello
Cento mamme altrettanti tesor
Un fior tra la piuma e il cappello
E una dolce canzone nel cuor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane di Monte Nevoso
Quei rintocchi nel cielo divin
Sembravano un grido angoscioso:
Proteggete i miei giovani alpin.

Tutto fu distrutto, ma tu torni a rintoccar
Campanil di Monte Nevoso
Tra le mure lacere c'è sempre un focolar
Cento cuori sempre ad aspettar.

[La primavera è tornata,
ha infiorato le valli e i sentieri,
che videro gli alpini partire,
e non li han visti più ritornare,
ma ogni cuore aspetta,
ancora ogni sera la valle riporta
l'eco di una canzone lontana]

quella dolce canzone d'amor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane col suono giocondo
Invocate la pace e l'amor
Non quella che predica il mondo
Ma la pace che vuole ogni cuor.
La pace, la fede
La pace, l'amor.



E CADORNA MANDA A DIRE

E Cadorna manda a dire
Che si trova là sul confine
E ha bisogno degli Alpini
Per potersi avanzar.
La Fanteria è troppo debole
I bersaglieri son po' maffiosi
Ma gli Alpini son valorosi
Su pei monti a guerreggiar
Novantotto fatti coraggio
Che le porte son bombardate
Fra fucili e cannonate
Anche l'Austria cederà.




GIU' IL CAPPELLO DAVANTI AGLI ALPINI

"Motto ormai storico, perchè dettov dal generale austriaco Shalek nel giugno 1915, dopo la presa del Monte Nero da parte degli Alpini del 3°"

Salve dei nostri Alpini sacro vessillo
Lieto ricordo di un passato fiero
Sicura speme d’avvenir tranquillo
Di Patrio Amore simbolo sincero!

Suscita ognora in noi di gioia un trillo
Di cittadina pace sii foriero:
Delle nemiche trombe al primo squillo
Ridesta in tutti noi l’ardor primiero.

E conscia dell’Alpino eroico dramma,
Vera epopea di gloria e non orpello,
D’ogni bimbo italian dica la mamma,
Al tuo apparir: fanciullo mio, su snello
Ecco dei nostri Alpin la Verde Fiamma
Riverente t’inchina e giù il cappello!




SUL PONTE DI PERATI

Sul ponte di Perati,
bandiera nera,
è il lutto degli Alpini
che fan la guerra.

E' il lutto della Julia
che va alla guerra,
la meglio gioventù
che va sottoterra.

Quelli che son partiti
non son tornati,
sui monti della Grecia
sono restati.

Sui monti della Grecia
c'è la Voiussa,
del sangue della Julia
s'è fatta rossa.

Da mille e mille tombe
s'alza un lamento,
sul sangue della Julia
c'è il tradimento.

Un coro di fantasmi
vien giù dai monti.
E' il canto degli alpini
che son sepolti.

Ma tutti i nostri morti
risorgeranno
e il dì della vitttoria
ritorneranno.

E il dì della riscossa
non più tristezza
per canto di vittoria
c'è Giovinezza.

Alpini della Julia
in alto il cuore!
Sul Ponte di Perati c’è il tricolore.
Sul Ponte di Perati c’è il tricolore.




LA STRADA FERATA

Adesso che gavemo la strada ferata,
in meza giornata se vien e se va.
E tiche - tache - tuche... etc...
Adesso che gavemo la strada ferata,
con bel giornata in gita se va.
E tiche - tache - tuche... etc...
Adesso che gavemo la strada ferata,
la boba in pignata mai più mancherà!
E tiche - tache - tuche... etc...









OHI CAPOPOSTO

Ohi capoposto schiera la guardia
rendi gli onori ai vecchi soldà -
oilà, a casa si va -
vecchi soldati bravi artiglieri
che han terminato di fare il soldà.
Ohi congedanti due passi avanti
se un'altra firma volete far -
oilà, a casa si va
non c'è firma né firmamento
questo è il momento a casa si va.
Ohi macchinista metti il carbone
quel macchinone fallo marciar -
oilà, a casa si va -
fallo marciar come un diretto
a casa presto voglio arrivar.




LA LUNGA PENNA NERA

Ohi cara mamma i baldi Alpin van via
i baldi Alpin van via e non ritornan più
ohi si si cara mamma -
no senza Alpini come farò?
Guarda la luna come la cammina
e la scavalca i monti e la divora il pian
ohi si si cara mamma -
no senza Alpini come farò?
Guarda le stelle come sono belle
e sono le sorelle di noialtri Alpin
ohi si si cara mamma -
no senza Alpini come farò?
Guarda il sole come splende in cielo:
la lunga penna nera la si riscalderà
ohi si si cara mamma -
no senza Alpini come farò?
Guarda la neve, come scende lieve:




ALPINO DELLA JULIA

Alpino della Julia prendi le scarpe nuove,
quelle che porti ai piedi nessuno più le vuole.
Mancan le stringhe, non ci son più le suole.
Chi le ha rubate? Il fango dell'Albania.
Oh veci che si morti sui sassi de le Tofane,
ve par che semo staj 'n gamba anca noi altri?
I ne ciamava i santi dell'Albania ma no xe vero,
semo soltanto i fioli vostri,
i fioli de le montagne dell'Italia.
Alpino della Julia mostraci le tue mani,
una la sembra sana ma l'altra marca visita.
Mancan le unghie, non ci son più due dita.
Chi le ha rubate? Il ghiaccio della Russia.
Oh veci ....
La vostra strada scambiata
con la nostra strada de casa,
semo per sempre i fioli vostri,
i fioli de le montagne de l'Italia.
Alpino della Julia,
tua madre aspetta ancora,
dicevi di tornare, non sei tornato più!
Lunga è la strada che porta fin quassù,
chi ti ha rubato? Il ghiaccio della steppa.
la lunga penna nera la si imbiancherà:
Ohi, si si cara mamma -
no senza alpini come farò?




MOTORIZZATI A PIE'

Il sedici settembre
nessuno l'aspettava
la cartolina rosa,
ci tocca di partir.
Ci tocca di partire
con la tristezza in cuor
lasciando la morosa
con gli altri a far l'amor.
Da Udin siam partiti
da Bari siam passati
Durazzo siam sbarcati
in Grecia destinati.
Motorizzati a piè
la penna sul cappel
lo zaino affardellato
l'Alpino è sempre quel.
Ma pur verrà quel dì
che canterem così
finita questa naja
a casa divertì.




TI RICORDI LA SERA DEI BACI

Ti ricordi la sera dei baci,
che mi davi stringendomi al sen;
mi dicevi: sei bella, mi piaci,
sulla terra sei fatta per me!
Mi promise 'sta Pasqua sposarmi
ma il destino non volle così,
bell'alpino che avevi vent'anni
nel Trentino sei andato a morir.
Ragazzette che fate all'amore,
non piangete, non state a soffrir;
non c'è al mondo più grande dolore
che vedere un alpino morir.




SUL RIFUGIO BIANCO DI NEVE

Sul rifugio bianco di neve
una luce pallida appar:
è Marisa che va lieve lieve:
veci alpini vi viene a trovar.
E' Marisa, che dopo il tramonto
col suo canto vi cullerà,
è la pallida fata dei monti:
col suo manto vi coprirà.
Se un alpino cade in montagna,
la fanciulla pianger vedrà.
Se una lacrima gl'occhi le bagna,
sulla neve un fior diverrà.
Rocciatori, nel nome di Trento
salutate il babbo per me
e salutate la bella bandiera
degli eroi che vanno a morir.
Lenta, lenta cade la neve
sul rifugio a biancheggiar:
sembra una stella caduta dal cielo
e il rifugio diventa un fior.




E TU AUSTRIA

E tu Austria non esser ardita
di varcare d'Italia i confini,
che sulle Alpi ci son gli Alpini
che su per aria ti fanno saltar.
Lassù in montagna nel cuor delle Alpi
vieni o nemico se hai del coraggio,
che se la "buffa" ti lascia il passaggio
noi altri alpini fermarti saprem.
Dove più aspra sarà la battaglia
e a corpo a corpo verremo alle mani,
farem vedere che siamo italiani
faremo onore al patrio valor.
Oh care mamme che tanto pregate,
non disperate pei vostri figlioli
che sulle Alpi non sono mai soli
c'è tutta Italia che al fianco ci stà




FIGLI DI NESSUNO

Figli di nessuno,
che noi siam…
fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.
Siamo nati chissà
quando, chissà dove,
allevati dalla pura
carità; senza padre
senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli
in libertà.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.
Noi viviamo fra i boschi
sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.
Le ragazze d’oggi
son smorfiose,
cercan tizio, cercan caio
mille cose in quantità.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar



IL SILENZIO

Brutta cappella, va in branda va a dormir, e va a dormir.
mentre l'anziano 'l va fora a divertir, a divertir.
Non t'arrabbiar che i mesi passano... la finirà,
i giorni volano...la finirà,
anche per te ... la finirà.
Cara cappella dovrai ancor patir,
ma adesso per ora tu cerca di dormir,
che quando anziano lo sarai pur tu,
non ci potrai scordare mai più.



L'ULTIMA NOTTE

Era la notte bianca di Natale
ed era l’ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d’ale
c’era il fuoco grande nei camini.

Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume - parea come un lamento -
una nenia triste e desolata
che piangeva sull’alito del vento.

Cammina cammina
la casa è lontana
la morte è vicina
e c’è una campana
che suona, che suona:
Din don, dan...
Che suona, che suona:
Din don, dan...

Mormorando, stremata, centomila
voci stanche di un coro che si perde
fino al cielo, avanzava in lunga fila
la marcia dei fantasmi in grigioverde.

Non è il sole che illumina gli stanchi
gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi
e ad ogni passo coprono una fossa.

Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s’alza l’ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l’arma s’è mutata in croce.

Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina cammina
la guerra è lontana
la casa è vicina
e c’è una campana
che suona, ma piano:
Din, don, dan...
Che suona, ma piano:
Din, don, dan...



Joska la rossa

El muro bianco drio de la tò casa,
ti te saltavi come un oseléto.
Joska la rossa, péle de bombasa,
tute le sere prima de 'nda in leto.

Te stavi li co' le tò scarpe rote,
te ne vardavi drio da j oci mori,
e te balavi alegra tuta note,
e i baldi alpini te cantava i cori.

Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura bala con mi.

Oh...Ti te portavi el sole ogni matina
e de j alpini te geri la morosa,
sorela, mama, boca canterina,
oci del sol, meravigliosa rosa.

Xe tanto e tanto nù ca te zerchémo,
Joska la rossa, amor, rosa spanja.
Ma dove sito andà? Ma dove andemo?
Semo ramenghi, o morti. E così sia.

Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura bala con mi.

Oh... Busa con crose, sarà stà i putei?
La par na bara e invece xe na cuna.
E dentro dorme tutti i tò fradei,
fermi impalà co i oci ne la luna.

Oh Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fermete là.
fermete là..



Sulla strada del Monte Pasubio

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom.
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom.
L'è la marcia di chi non torna
di chi si ferma a morir lassù.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom.
Sulla cima del Monte Pasubio
Bom borombom
Soto i enti che ze 'na miniera
Bom borombom.
Son gli Alpini che scava e che spera
di tornare a trovar l'amor.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom.
Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombo
mè rimasta soltanto una croce
Bom borombom.
Non si sente mai più una voce,
ma solo il vento che bacia i fior
.Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom,
bom borombom,
bomborombà.



E la nave s’accosta pian piano

E la nave s’accosta pian piano,
salutando Italia sei bella;
nel vederti mi sembri una stella,
oh morosa ti debbo lasciar.
Allora il capitano m’allungò la mano
sopra il bastimento,
mi vuol salutare,e poi mi disse:
i Turchi son là.
E difatti si videro spuntare,
le nostre trombe
si misero a suonare,
le nostre penne al vento volavano
tra la bufera ed il rombo del cannon.
E a colpi disperati,
mezzi massacrati dalle baionette,
i Turchi scappavano
gridando: Alpini, abbiate pietà.
Sulle dune coperte di sabbia
i nostri Alpini, oh Italia, morivano,
ma nelle veglie ancor ti sognavano
con la morosa,
la mamma nel cuor.
E col fucile in spalla,
baionetta in canna,
sono ben armato,
paura non ho,
quando avrò vinto
ritornerò!



Mamma mia vienimi incontro

Mamma mia vienimi incontro,
vienmi incontro a braccia aperte:
io ti conterò le storie
che nell’Africa passò.
Era il sei del triste maggio
ed a Massaua siam disbarcati,
noialtri Alpini siamo andati
in Abissinia a guerreggiar.
Maledette quelle contrade,
quei sentieri polverosi:
sia d’inverno, sia d’estate
qua si crepa dal calor.
Baldissera manda a dire
che il nemico è sui confini:
c’è bisogno degli Alpini
per poterli liberar.
Appena messo piede a terra
abbiam sentito la triste storia
che gli Alpini con grande gloria
sono morti a crociatet.
Se avrem finite le cartucce
che n’abbiam centosessanta
combatteremo all’arma bianca
e grideremo Viva il Re!
Viva il Re e la Regina,
la pagnotta e la cinquina,
Menelick dall’Abissinia
lo vogliamo discacciar.
Lo vogliamo discacciare
al di là dei suoi confini
e davanti a noi Alpini
non gli resta che fuggir!







E' MORTO UN ALPINO

È morto un alpin, sulla montagna.
ritornava dal confin dopo la guerra:
ma quando l'alpin l'è cascà in terra
fu lì un angel del Trentin
che ghe diseva:
"O bell'alpino, alla tua casetta
manda un saluto: io'l porterò"

Allora l'alpin l'ha verti i oci:
ghe parea che l'angiol fosse lì vicino.
"Angel del cielo, l'ultimo mio baso
portemel caldo al mio tesor.
portemel caldo al mio amore"

E' morto un alpino!



 
 
 
 
 
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21/11/2017
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